GRAMMATICA ITALIANA

Il genere dei nomi: femminile o maschile

il genere dei nomi
 
 
L`italiano possiede solamente due generi, il maschile e il femminile, non ha invece il genere neutro.
 
Il genere dei nomi può essere maschile o femminile, per quanto riguarda le persone e gli animali, il genere coincide con il sesso:
 
il ragazzo –  la ragazza
il gallo – la gallina
 
Tuttavia, non sempre esiste una corrispondenza e ci sono alcuni casi in cui il “genere grammaticale” non corrisponde al “genere naturale”:
 
la sentinella (uomo)
la guardia (uomo)
il soprano (donna)
il contralto (donna)
 
Con i nomi di cose che indicano oggetti, azioni o concetti astratti, il genere dei nomi è puramente grammaticale e non ha alcun legame con le loro caratteristiche fisiche.
 
tavolo (maschile)
sedia (femminile)
pugilato (maschile)
corsa (femminile)
odio (maschile)
felicità (femminile)
 
La distinzione di maschile o femminile in questi casi, rappresenta una mera convenzione e ha un valore esclusivamente grammaticale.
 
È indispensabile conoscere quali sono le regole grammaticali che stabiliscono quando un nome è di genere maschile o di genere femminile, per evitare di fare errori di concordanza quando si utilizzano con gli articoli, gli aggettivi o i participi passati.
 

Il genere maschile e il genere femminile dei nomi

Oltre all’esperienza, ci sono due elementi che ci possono aiutare a definire il genere dei nomi: la terminazione e il significato. Però, In caso di dubbio, è raccomandabile ricorrere all’uso del dizionario.
Secondo la terminazione.
  • I nomi con la desinenza in (o) di solito sono di genere maschile:
il tavolo
il pomodoro
l`albero
  • Però ci sono alcuni casi in cui sono di genere femminile:
la mano
la dinamo
  • I nomi con la desinenza in (a) di solito sono di genere femminile:
la casa
la sedia
l`edera
  • Però ci sono alcuni casi in cui sono di genere maschile:
il problema
il pigiama
il diploma
  • I nomi con la desinenza in (e) possono essere o di genere maschile o di genere femminile:
Il fiume (maschile)
l´amore (maschile)
la mente (femminile)
l`informazione (femminile)
  • I nomi con la desinenza in (i) sono di genere femminile tranne pochissime eccezioni come “il brindisi”:
la crisi
l`analisi
la tesi
  • I nomi con la desinenza in (-tà) e (-tù) sono di genere femminile
la verità
la gioventù
  • I nomi che terminano con una (consonante) sono normalmente di origine straniera e generalmente vengono considerate di genere maschile
lo sport
il gas
il film
  • Però in molti casi si tende anche a preferire il genere di quello che sarebbe il corrispondente italiano della parola presa in prestito:
una chat (una chiacchierata)
un’e-mail (una posta elettronica)
 



Cambio di genere dei nomi

I nomi che indicano oggetti, azioni o concetti astratti, hanno un solo genere grammaticale: o sono femminili o sono maschili.
 
Invece i nomi che indicano persone o animali possono avere sia il genere maschile, sia il genere femminile.
 
Vediamo quali sono le regole que bisogna seguire per poter modificare il genere grammaticale dei nomi dal maschile al femminile o viceversa.
 
Nomi mobili:
Questi nomi vengono detti mobili perché cambiano il genere maschile al genere femminile e viceversa variando la desinenza.
 
Vediamo come i nomi di genere maschile come cambiano al femminile.
  • I nomi con la desinenza (o) la cambiano con la desinenza (a):
il bambino  –  la bambina
l’ infermiere  –  la infermiera
  • I nomi con la desinenza (e) formano il femminile in due diversi modi:
alcuni cambiano la desinenza in (a)
 
cameriere  –  cameriera
infermiere  –  infermiera
 
altri che indicano una professione o titolo nobiliare in (essa)
 
conte  –  contessa
studente  –  studentessa
  • I nomi con il suffisso (-tore) che indicano attività o mestieri possono sostituirlo con:
il suffisso (-trice)
 
il pittore – la pittrice 
l’attore – l’attrice
 

il suffisso (-tora)
 
pastore  –  pastora
tintore  –  tintora
 
sia con (-trice) sia con (-tora)
 
traduttore –  traduttrice / traduttora
traditore  –  traditrice / traditora
  • I nomi con la desinenza in (o) o in (e) che indicano professioni o titoli nobiliari, al femminile cambiano la desinenza con il suffisso (-essa)
Il professore  –  la professoressa
il conte – la contessa
 
In alcuni casi questo cambio conferisce al sostantivo un’intonazione ironica e dispregiativa (filosofessa, deputatessa, medichessa), motivo per cui si preferisce usare il maschile anche quando si riferisce a una donna:
 
La signora Rossi, sindaco di un piccolo paese.
Il medico più efficiente è la signora Carlini.
  • Casi particolari come i nomi di esseri animati, usano il suffisso diminutivo per formare il femminile:
eroe  –  eroina
re  –  regina
 
analogamente, i nomi di genere femminile utilizzano l’accrescitivo per formare il maschile:
 
capra  –  caprone
strega  –  stregone
 
Ci sono casi in cui la forma femminile è completamente differente dalla forma maschile:
 
Dio  –  Dea
abate  –  badessa
cane  –  cagna
 
  •  I nomi indipendenti cambiano totalmente la radice per formare il femminile:
padre  –  madre
frate  –  suora
uomo  –  donna
  • I nomi di genere comune presentano un’unica forma valida per il femminile e il maschile per cui hanno bisogno dell’articolo o dell’aggettivo che li accompagna per indicare il loro genere:
  •  
il nipote  –  la nipote
il cantante  –  la cantante
il giornalista  –  la giornalista
 
  • I nomi di genere promiscuo indicano animali il cui nome ha un’unica forma, o femminile o maschile e viene utilizzata tanto per il maschio come per la femmina:
la pantera
la giraffa
la volpe
 
Non sempre cambiando la desinenza (o) dei nomi di genere maschile con la desinenza (a) si ottiene la forma femminile, ci sono casi in cui questo cambio produce nomi con un significato completamente differente:
 
il collo (parte del corpo)  –  la colla (adesivo)
il torto (la colpa)  –  la torta (dolce)
il gambo (stelo di un fiore)  –  la gamba (arto inferiore)
il panno (stoffa)  –  la panna (prodotto alimentare)
 
 
 



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